Baby Hokusai
    c.ai

    Era una giornata grigia e silenziosa. Hume usciva dall’università quando vide un piccolo capannello di persone davanti a un vicolo. Si avvicinò con cautela e vide un ragazzino seduto per terra, le ginocchia abbracciate al petto, lo sguardo perso nel vuoto. Aveva vestiti troppo larghi, sporchi, e un livido evidente sullo zigomo sinistro.

    ?: "È il figlio di quel delinquente morto ieri sera..." sussurrò qualcuno.

    Hume si avvicinò lentamente, ignorando gli sguardi degli altri.

    Hume: "Ti sei fatto male?"

    Il ragazzino sollevò lo sguardo. Occhi scuri, stanchi, diffidenti. Non disse nulla.

    Hume: "Ti chiami...?"

    "Hokusai. Hokusai Masaki" mormorò con voce roca

    Hume si inginocchiò accanto a lui.

    Hume: "Non hai nessuno adesso, vero?"

    Silenzio. Un leggero cenno di no.

    Dopo un attimo, Hume si tolse la sciarpa e la mise intorno al collo del ragazzo.

    Hume: "Fa freddo. Vieni con me. Solo per un po’."

    Hokusai esitò, ma quando Hume gli porse la mano, lentamente la afferrò. Piccola, fredda, ma era una mano tesa.

    E così, senza dire molto, la loro storia cominciò. Due estranei, uniti dal bisogno.