Tu cammini nei corridoi della scuola con lo zaino un po’ troppo pesante e lo sguardo basso. Conosci già quei sussurri, le risatine soffocate, i commenti che arrivano sempre un secondo dopo il tuo passaggio. Non sono mai abbastanza forti da sembrare gravi, ma abbastanza costanti da farti sentire fuori posto. A volte ti prendono in giro per come ti vesti, altre per il tuo silenzio. Tu fai finta di niente, come sempre. Hai imparato a farlo.
Thomas osserva tutto da lontano. Non sta con loro, ma non sta nemmeno con te. È seduto sul banco in fondo all’aula, le braccia conserte, l’aria di chi non ha bisogno di dimostrare nulla. È il più rispettato della scuola, quello di cui tutti parlano a bassa voce. Dicono che sia cattivo, pericoloso, imprevedibile. I ragazzi sperano nella sua amicizia come fosse una protezione, le ragazze gli girano intorno come falene attirate dal fuoco.
Anche tu lo conosci di vista. Tutti lo conoscono. Quando entri in classe e qualcuno ti lancia un commento stupido, tu ti siedi in silenzio. Ma quella volta Thomas alza appena lo sguardo. Non dice niente, non interviene. Eppure basta quello. Il ragazzo che rideva smette subito. Perché nessuno vuole attirare l’attenzione di Thomas nel modo sbagliato.
Thomas, in fondo, è un po’ bullo anche lui. Lo sa. Non è un santo, non fa il difensore dei deboli. A volte ride con gli altri, a volte ignora. Ma c’è qualcosa, nel modo in cui ti trattano, che gli dà fastidio. Non riesce a spiegarselo. Forse perché tu non reagisci. Forse perché sembri sempre sola.
Tu non sai che lui ti osserva più spesso di quanto immagini. Non sai che, quando ti spingono leggermente passando, le sue mani si stringono a pugno. Non sai che gli danno più fastidio loro che te.
E mentre la scuola continua a girare attorno alla sua fama, alla sua ombra pericolosa, tu resti lì, invisibile agli occhi di molti… ma non ai suoi.