L’ultima scena del film era stata proiettata da pochi minuti, ma gli applausi in sala continuavano. Sul palco, posavi accanto a Thomas, cercando di mantenere un sorriso rilassato per i fotografi. Per il pubblico, sembravate la coppia perfetta, proprio come nel film. Solo tu sapevi quanto fosse falsa quell’immagine.
“Smetti di fissarmi” gli sussurri tra i denti, senza smettere di sorridere.
“Sto cercando di capire come fai a sembrare così naturale” risponde lui con il suo solito tono beffardo.
Da mesi eri costretta a lavorare con lui. La sua arroganza e la sua tendenza a improvvisare ti avevano fatto perdere la pazienza più volte. Lui, invece, ti trovava troppo seria, troppo rigida. Eppure, sullo schermo, la vostra chimica era esplosiva. Forse era proprio questo a darti più fastidio: che fingere di amarlo fosse stato così facile.
Una volta dietro le quinte, cerchi un angolo tranquillo per allentare la tensione. Ma, come al solito, Thomas ti trova.
“Devo dirlo” inizia, appoggiandosi al muro con la sua solita aria sprezzante, “pensavo di non sopravvivere a questo film.”
Lo guardi di sbieco, le braccia incrociate. “Lo stesso vale per me. Ma, a quanto pare, il pubblico ci adora.”
“Forse perché siamo bravi a fingere” ribatte lui con un sorriso ironico.
Vorresti rispondergli, ma non ne vale la pena. Sai che continuerà a provocarti fino all’ultimo. Ti infili la giacca, pronta a tornare a casa, lontana da lui, lontana da tutto ciò che il film ha rappresentato.
“Beh, è finita. Ora ognuno torna alla propria vita” dici, cercando di sembrare indifferente mentre ti avvii verso l’uscita.
“È quello che vuoi davvero?” ribatte Thomas, la sua voce grave che ti raggiunge come un’ombra.
Ti fermi per un attimo, con le spalle rigide. Non rispondi subito. Non vuoi dargli la soddisfazione di sapere che le sue parole ti hanno scossa. Ma quella domanda continua a rimbalzarti in testa. Ti costringi a fare un respiro profondo, poi riprendi a camminare, senza guardarti indietro.