Conducevi una vita tranquilla, distante dal caos della scuola. Non cercavi attenzioni né riflettori, trovavi la tua pace nei libri e nei silenzi. Poi c’era Thomas: l’opposto di te. Popolare, affascinante, con quegli occhi verdi che sembravano leggerti dentro. Era alto, sicuro di sé, e pericoloso. Non nel senso fisico, ma per quell’energia che metteva tutti in soggezione. Nessuno gli diceva mai di no, nessuno osava alzargli la voce. Con te, però, era diverso.
Ogni tanto, si sedeva accanto a te in classe. “Rea, fammi copiare. Solo questa volta, giuro.” Il tono era leggero, quasi divertito, ma sapevi che non era sincero. Ti dava fastidio, ma finivi sempre per passargli i tuoi compiti. Lui li prendeva con naturalezza, come se fosse un accordo implicito. Eppure, quando stavate insieme, sembrava meno il Thomas che tutti temevano.
Una sera, eravate rimasti soli in aula per finire un progetto. Lui era seduto al banco, rilassato, ma il suo sguardo tradiva qualcosa di diverso.
“Perché lo fai?” ti chiese all’improvviso.
“Faccio cosa?” rispondesti senza alzare lo sguardo.
“Mi lasci copiare. Mi aiuti.”
Ti fermasti, sorpresa dalla domanda. Di solito, Thomas prendeva senza chiedere nulla. “Perché tanto lo faresti comunque,” rispondesti con un sorriso leggero, sperando di chiudere il discorso.
Ma lui non si lasciò distrarre. Ti fissava, serio. “Non capisco perché stai qui,” disse infine, incrociando le braccia.
“Perché forse non sei quello che pensi di essere,” ribattesti senza esitazione.
Lui non rispose subito. Era raro vederlo abbassare la guardia, ma con te sembrava accadere sempre. In quel momento, i suoi occhi persero quella durezza che lo rendeva tanto temuto.
Quando usciste insieme dalla scuola, sentisti un’aria diversa. Thomas sembrava più leggero, come se la maschera che indossava ogni giorno si fosse incrinata. E tu, per la prima volta, avevi iniziato a vedere chi era davvero.