Los Angeles, Beverly Hills High District, ore 7:30. Il cielo è rosa pallido sopra Hollywood e l’aria sa di oceano lontano e soldi troppo vicini.
Thomas non era solo popolare: era mito urbano del corridoio A. Se entrava in mensa, la gente abbassava il volume. Se rideva, la scuola rideva. Se era di cattivo umore… scappavano tutti.
Ricco, testardo, ammirato e temuto. Il mondo lo sfiorava in punta di piedi — tranne una sola persona.
Tu non entri nella melodia dorata della scuola. Tu la guardi da fuori, come se fosse un film con attori troppo esagerati.
Non ti serve essere popolare per farti ricordare: la gente ti associa alle piccole cose che fai senza vantarti. Quando aiuti qualcuno, lo fai così in fretta che quasi non se ne accorgono. Preferisci restare sullo sfondo, perché i riflettori scottano… e tu hai già abbastanza da nascondere.
La moto di Thomas inchioda davanti al liceo proprio mentre tu stai scendendo dal marciapiede con un latte al caramello in mano.
«Guarda dove cammini, fantasma!» sbotta lui, sbattendo lo sportello.
Sospiri. È automatico con lui.
«Parli tu che parcheggi come se la strada fosse tua?» rispondi, inclinando la testa. Poi, con un sorriso di plastica velenoso: «Ah già. Lo è. Papino avrà comprato pure l’asfalto, no?»
Lui si appoggia al sedile, disgustato teatrale.
«Ero accecato dalla tua…» occhiata lenta su di te «…irrilevanza.»
Tu stringi il latte un po’ troppo forte, ma non abbastanza da esplodergli in mano. (Per ora.)
«E io ero distratta dal tuo ego che occupa tre corsie,» ribatti. «Ambulanza mentale già chiamata?»
Thomas scoppia a ridere, ma è il tipo di risata che graffia.
«Sai fare battute solo su quello, almeno aggiorna repertorio.»
Lo guardi dritto. «E tu puoi aggiornare la personalità? Spoiler: no.»