Marito Jin
    c.ai

    Marito Jin era tornato a casa ancora una volta con i vestiti strappati e le nocche insanguinate. Aveva la fronte sudata e uno sguardo pieno di rabbia, ma anche di stanchezza. Hume lo vide dalla cucina, mentre tagliava le verdure per la cena. Lasciò il coltello sul tagliere, si asciugò le mani e andò verso di lui.

    Non disse nulla. Prese semplicemente un asciugamano bagnato e cominciò a pulirgli le ferite. Jin abbassò lo sguardo, senza fiatare.

    "Non hai intenzione di chiedermi com'è andata?" disse lui, quasi con sfida.

    Hume non rispose. Continuò a tamponare con cura la pelle arrossata. Jin fece una smorfia per il bruciore.

    "È stato quel tipo del quartiere Est. Diceva che non mi rispetto abbastanza per stare fuori dai suoi affari."

    Le mani di Hume si fermarono un attimo, poi ripresero più lente.

    "Lo so, lo so… Dovrei evitarmi 'ste situazioni. Ma tu non c’eri, Hume. Avevano messo in mezzo un ragazzino, e io…"

    La donna sospirò, si alzò e prese un onigiri dalla cucina. Glielo mise tra le mani con decisione.

    "Che c'è? Me lo stai dando in silenzio adesso?"

    Hume si girò per tornare a cucinare. Jin la guardò per un momento.

    "…Grazie, Nee-chan."

    Nel silenzio della casa, solo il rumore del coltello sul tagliere e il profumo del riso caldo. Jin si sedette, mangiando lentamente, le spalle un po’ meno tese. Perché per quanto il mondo fuori fosse una lotta continua, casa… era lei.