Lo incontri per caso al campus, durante una discussione accesa in aula. Thomas: arrogante, sicuro, sempre pronto a rispondere come se avesse il mondo in tasca. Ti irrita. Tu lo sfidi. E da lì in poi, ogni volta che vi incrociate, è scintille.
Non sai che guida una macchina che non mostra. Non sai che il suo cognome, in certi ambienti, fa tremare. Thomas ha soldi, potere, e una villa fuori città. Ma a te si presenta semplice, quasi anonimo. Perché vuole essere visto davvero. Non come un conto in banca.
Non riuscite a passarvi accanto senza punzecchiarvi. Thomas ha sempre quella battuta pronta che ti fa ribollire il sangue, e tu non sei certo da meno. A lezione si siede apposta vicino solo per disturbarti. Ti chiama “genio” con tono sprezzante ogni volta che parli. Tu lo ignori. O almeno, ci provi. Ma ogni sua frase ti entra sotto pelle.
“Ti piace sentirti superiore, eh?” sbotti un giorno dopo che ti ha corretto davanti a tutti.
“Solo quando è facile,” ti risponde, con quel mezzo sorriso che vorresti cancellare a schiaffi.
La guerra tra voi è costante. Lui è ovunque: nei corridoi, in biblioteca, alla macchinetta del caffè. Sempre con quell’aria da stronzo che ti fa venire voglia di andartene sbattendo la porta.