“Ti sei stancata?”
La voce di Thomas è la solita: bassa, calma. Quella che ti fa venire voglia di urlare. O colpirlo. O entrambe le cose.
Sputi a terra, il labbro spaccato. “Vai a farti fottere.”
Lui sorride, e quel sorriso è peggio di un pugno. Perché sa. Sa che hai dato tutto. E che non è bastato. Di nuovo.
Sei stesa per terra, sul cemento bagnato del magazzino, il fianco che pulsa dal colpo ricevuto. Vi siete affrontati per la quarta volta in meno di un anno. Quattro scontri. Quattro sconfitte. E ogni volta lui non ti fa male davvero. Non fino in fondo. Si ferma sempre un attimo prima. Come se… come se volesse solo farti arrabbiare. Umiliarti.
Si china, gli occhi scuri che brillano come vetro tagliato. “Quando capirai che non puoi battermi?”
“Quando capirai che non me ne frega un cazzo?”
Thomas ridacchia, e i suoi occhi… sembrano cambiare colore per un istante. Solo un attimo. Troppo veloce. Forse è il sangue che ti batte nelle tempie. Forse no.